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Sindrome convulsiva
ed epilessia nel cane e nel gatto
Definizione
Il termine epilessia viene spesso utilizzato impropriamente per indicare qualsiasi
manifestazione di tipo convulsivo, intendendo per tale un disturbo parossistico
ed involontario delle normali funzioni del sistema nervoso, caratterizzato da
un cambiamento nello stato di coscienza o comportamentale. Si tratta di una scarica
elettrica breve, eccessiva e parossistica di una popolazione di neuroni della
corteccia cerebrale e di altre aree sottostanti, che determina delle alterazioni
clinicamente rilevabili.
Sicuramente risulta difficile trovare un termine che definisca in modo esaustivo
queste condizioni, in quanto a fronte di un prevalere di un’attività
motoria, relativa all’attivazione di neuroni della corteccia cerebrale,
si assiste anche ad alterazioni comportamentali, legate al coinvolgimento di neuroni
limbici, nonché ad alterazioni di tipo vegetativo. Dato comunque che la
manifestazione clinica più frequente nel cane e nel gatto è una
crisi motoria generalizzata, un termine da molti accettato è quello di
crisi convulsiva, che tuttavia non tiene conto dei fenomeni sensoriali,
comportamentali e motori focali che spesso caratterizzano queste manifestazioni;
per tale motivo sono stati di volta in volta proposti altri termini (attacco,
crisi, accesso, convulsione, ictus) al fine di meglio definire e caratterizzare
la condizione, senza che tuttavia nessuno di questi sia riuscito nello scopo.
La definizione “sindrome convulsiva”, ancorché arbitraria,
è forse quella che riesce meglio a fotografare la complessità eziopatogenetica
ed il polimorfismo sintomatologico di questa problematica.
La crisi convulsiva è una manifestazione clinica, un sintomo di disfunzione
nella sostanza grigia dell’encefalo, non è una malattia.
- Crisi a grappolo: due o più crisi nell’ambito
delle 24 ore;
- Stato epilettico: crisi convulsive ripetute, che perdurano
per 30 minuti o più in maniera continuativa o separate da brevi intervalli
di tempo durante i quali l’animale appare tranquillo, senza però
riuscire a ritornare ad uno stato di coscienza;
- Epilessia: condizione caratterizzata da crisi convulsive
ricorrenti. Può essere:
- Secondaria o sintomatica: quando è individuabile una
causa, in genere rappresentata da lesioni cerebrali acquisite, ma inattive (post-traumatiche,
post-ischemiche etc.);
- Idiopatica o primaria o essenziale: quando la causa resta
sconosciuta. Si tratta di una propensione intrinseca del cervello alle convulsioni
senza che intervenga alcuna causa nota.
- Nella popolazione canina l’incidenza è pari a 0,5-2,5%, mentre
risulta rara nel gatto dove peraltro è scarsamente documentata;
- Età media di insorgenza: 0,5-6 anni (più frequentemente tra
i 6 mesi e i 3 anni);
- Predisposizione di sesso: maschi;
- Predisposizione di razza: Beagle, Border collie, Boxer, Cocker spaniel, Pastore
scozzese, Pastore tedesco, Pastore belga, Bassotto, Labrador, Golden retriever,
Setter irlandese, Barboncino, San Bernardo, Springer spaniel, Pastore dello Shetland,
Siberian husky, Welsh corgi, Fox terrier;
- Predisposizione genetica: l’epilessia essenziale è ormai da tempo
considerata una malattia a predisposizione genetica anche sulla base di alcune
considerazioni:
- Incidenza maggiore in cani di razza pura;
- Maggior incidenza in certe razze in modo particolare in caso di consanguineità;
- Possibilità di stabilire legami familiari tra soggetti colpiti da tale
patologia.
La trasmissione ereditaria è ormai accettata per alcune razze (Pastore
belga, Beagle, Pastore tedesco, Golden retriever), mentre rimane solo sospettata
per altre (Cocker spaniel, Pastore scozzese, Bassotto, Labrador, Setter irlandese,
Barboncino, San Bernardo, Schnautzer nano, Siberian husky, Fox terrier, Bovaro
bernese). Tuttavia le modalità di trasmissione rimangono sconosciute, anche
se alcuni autori concordano nel ritenere coinvolto un meccanismo autosomico recessivo.
Fisiopatologia
Gli stimoli nervosi che danno origine alla crisi insorgono tipicamente nella
corteccia cerebrale; tuttavia anche altre porzioni dell’encefalo si ritiene
possano essere coinvolte nella genesi delle convulsioni, quali il talamo e la
formazione reticolare pontina.
L’esatto meccanismo patogenetico responsabile delle crisi non è conosciuto:
è verosimile che possa essere il risultato di una depolarizzazione sincrona
di un gran numero di neuroni, conseguente a processi patologici limitati al cervello
o a disturbi metabolici, che compromettono la capacità di mantenere l’omeostasi
dei neuroni. La zona dell’encefalo dove si istituisce questa attività
elettrica è detta focus epilettogeno e perché
una scarica elettrica possa estrinsecarsi sul piano clinico è necessario
che siano coinvolte molte cellule: il focus di solito risulta circondato
da neuroni inibitori GABAergici, che impediscono la propagazione della scarica;
quando questo meccanismo di inibizione viene meno, un gruppo relativamente piccolo
di cellule anormali provoca modificazione nelle cellule contigue o nelle cellule
con le quali sono connesse. In altri termini le scariche di un gran numero di
cellule divengono anormalmente sincrone, creando un’attività notevolmente
superiore alla norma.
Nell’insorgenza di una crisi possono entrare in causa anche fattori predisponenti
e scatenanti:
- Fattori predisponenti: fattori non in grado come
tali di scatenare crisi convulsive, ma solo di abbassarne la soglia, concorrendo
all’insorgenza od al potenziamento delle stesse in soggetti con tendenza
all’epilessia:
- Tranquillanti: acepromazina, ketamina, xilazina
- Le fluttuazioni cicliche degli estrogeni;
- Fattori scatenanti:
- Stimoli acustici;
- Tensione emotiva;
- Condizioni pruriginose;
- Tranquillanti: acepromazina, ketamina, xilazina.
Le crisi vengono classificate in base alla localizzazione dei motoneuroni coinvolti
ed all’estensione dell’area interessata che può essere relativa
ad una parte dell’encefalo od alla sua totalità, fattori questi che
peraltro caratterizzano le manifestazioni cliniche delle crisi stesse:
- Crisi PARZIALI: hanno un’insorgenza focale in un emisfero
cerebrale ed una diffusione limitata nel cervello; si accompagnano a manifestazioni
cliniche lievi e/o asimmetriche. Possono essere semplici o complesse a seconda
che la coscienza sia conservata od alterata:
- Parziali semplici: non provocano alterazioni della coscienza.
Nel corso di questo tipo di crisi si osservano solo segni motori unilaterali,
come le mioclonie facciali (ammiccamenti, contrazioni del labbro superiore, movimenti
del padiglione auricolare), movimenti tonici o clonici limitati ad un gruppo muscolare
(ad es. di un arto) ed il ribaltamento spasmodico della testa da una parte; tali
segni sono controlaterali alla parte del focolaio dell’attacco.
In umana, in corso di crisi parziali semplici, vengono descritti anche disturbi
sensoriali (allucinazioni), vegetativi (sudorazione, pallore, lacrimazione, nausea)
nonché, per interessamento delle aree libiche, psichici (deja vu,
distacco dalla realtà, paura, ansia etc.), che invece nel cane e nel gatto
non vengono evidentemente messi in rilievo;
- Parziali complesse: sono caratterizzate da alterazione o
perdita della coscienza associata ad automatismi (masticazione a vuoto, movimento
di maneggio etc.) o, particolarmente nel gatto, a manifestazioni comportamentali
bizzarre (accessi di rabbia e/o aggressività contro persone e/o oggetti
reali od immaginari, corse incontrollate, soffiare, pica, leccamento ossessivo
di pavimento o coperte etc.). In alcuni casi, a motivo del coinvolgimento del
sistema nervoso autonomo, si può rilevare modificazione del diametro pupillare
e imponente scialorrea. Possono, inoltre, manifestarsi segni motori controlaterali
e asimmetrici, di solito limitati ad alcune parti del corpo. A motivo della concomitanza
di sintomi motori e disturbi del comportamento, sono anche definiti attacchi
psicomotori o comportamentali; ciò rende peraltro
ragione del fatto che in questo caso il focus finisce per coinvolgere più
aree cerebrali, da cui l’aggettivo complesse.
In alcuni casi possono simulare una convulsione generalizzata: la coscienza è
turbata o persa con attività motoria bilaterale caratterizzata in associazione
diversa da mioclonia facciale, trisma mandibolare, leccamento delle labbra, spasmi
della base della fronte e/o del collo, barcollamento e difficoltà nella
deambulazione, ma in genere senza che l’animale assuma il decubito.
Talvolta in corso di crisi parziali i segni motori possono divenire bilaterali
e simmetrici, facendo considerare un coinvolgimento di aree speculari nei due
emisferi, attraverso fibre di connessione decussati via corpo calloso;
- Crisi parziali secondariamente generalizzate: crisi parziali
possono estendersi per diventare secondariamente generalizzate;
- Crisi GENERALIZZATE: possono rappresentare l’evoluzioni
di crisi parziali od essere sin dall’inizio bilaterali e simmetriche a motivo
del coinvolgimento di entrambi gli emisferi; in quest’ultimo caso la propagazione
della scarica iniziale è così rapida a distribuirsi a tutto o a
gran parte dell’encefalo, che clinicamente non si rileva una crisi parziale,
cioè focale, ma bensì generalizzata fin dal suo esordio. Per generalizzazione
si intende il coinvolgimento di tutta la muscolatura corporea, conseguenza dell’interessamento
della corteccia motoria nella sua totalità.
Si classificano in :
- Generalizzate convulsive (c.d. grande male): quando sono
associate a perdita della coscienza e ad attività motoria involontaria
ed incontrollata, caratterizzata da contrazioni tonico/cloniche coinvolgenti tutto
il corpo. Risultano più comuni nel cane che nel gatto; tali crisi prevedono
la seguente evoluzione:
- Perdita di coscienza;
- Fase tonica:
- Irrigidimento per contrazione generalizzata di tutti i muscoli;
- Caduta a terra in decubito laterale;
- Quasi sempre opistotono;
- Trisma e midriasi;
- Arti tesi, rigidi e divaricati;
- Muscoli respiratori bloccati in espirazione, con conseguente apnea e cianosi;
- Questa fase dura meno di un 1 minuto;
- Fase clonica:
- Alternanza di contrazioni e rilassamenti di tutti i muscoli;
- Movimenti di pedalamento degli arti;
- Masticazione a vuoto e scialorrea;
- Dispnea;
- Incontinenza (feci e urine);
- Questa fase dura solo pochi minuti;
- Fase stertorosa:
- Segna il progressivo ritorno ad una condizione di coscienza e di normalità;
- È caratterizzata da una respirazione rumorosa, stertorosa;
- Generalizzate non convulsive (c.d. piccolo male), nell’uomo
definite anche assenze: in cui si ha solo perdita della coscienza
senza attività motoria. In genere durano 10-15 secondi e possono essere
caratterizzate semplicemente da sguardo fisso oppure possono essere toniche (irrigidimento)
o atoniche (caduta a terra). Quest’ultime devono essere differenziate dalla
sincope, che consiste in un’improvvisa e temporanea perdita di coscienza
e del tono muscolare, per cui l’animale cade a terra con flaccidità
di tutta la muscolatura: è causata da una diminuzione acuta del flusso
di sangue cerebrale, che comporta un ridotto apporto di ossigeno e di sostanze
nutritive (glucosio) al tessuto nervoso.
Nell’uomo si ritiene che possano nascere da interazioni tra corteccia ed
ipotalamo.
Questo tipo di crisi generalizzata viene considerato particolarmente raro nel
cane e nel gatto, probabilmente per il fatto che difficilmente viene riconosciuto.
Nell’estrinsecazione clinica della crisi convulsiva, in modo particolare
di quella generalizzata, si riconoscono diverse fasi:
- Fase preictale, anche definita impropriamente aura:
è la fase prodromica, di durata variabile da pochi secondi a molte ore,
caratterizzata da cambiamenti caratteriali, quali ricerca di attenzioni, irrequietezza,
vocalizzazioni (lamenti, ululi), tendenza a nascondersi; nel cane e nel gatto
non si evidenzia sempre. Può corrispondere all’insorgenza di una
crisi parziale semplice, in cui, come detto, la coscienza è conservata,
prima che evolva in una crisi parziale complessa od in una generalizzata. Definirla
aura è improprio in quanto questa nell’uomo rappresenta la fase che
immediatamente precede l’insorgenza della crisi, caratterizzata da una condizione
sensoriale e quindi soggettiva, che come tale pertanto non può essere ascritta
ad un animale;
- Ictus: è la crisi convulsiva vera e propria; dura
in genere non più di 2 minuti, anche se a volte può protrarsi molto
più a lungo a fronte del susseguirsi di diverse crisi (stato epilettico).
Può manifestarsi in modo diverso a seconda del tipo di crisi in causa;
- Postictus: è il periodo di recupero neuronale, che
fa seguito alla crisi; è di durata variabile, da poche decine di secondi
a parecchie ore, ed è caratterizzato da una sintomatologia prevalentemente
di tipo comportamentale. Si può osservare:
- Debolezza;
- Atassia;
- Disorientamento;
- Amaurosi;
- Sguardo fisso;
- Paura;
- Vocalizzazioni;
- Polidipsia e polifagia.
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