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Giovedì 28 Agosto 2008 |
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| Atti > Approccio omeopatico all'epilessia | Ultimo aggiornamento 28.10.2003 |
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Approccio omeopatico all'epilessia
Mi è stato chiesto di contribuire a questa giornata presentando la mia
esperienza nel trattamento dei pazienti epilettici con l'omeopatia. Io ho avuto
una formazione omeopatica rigorosamente unicista e unicista è l'omeopatia
che io applico; di conseguenza è di questa che parlerò, non conoscendo
sufficientemente gli altri metodi (pluralismo, complessismo, omotossicologia).
Non ho ritenuto utile impiegare questo spazio presentando delle statistiche sull'efficacia del metodo omeopatico, per diversi motivi: in primo luogo, come capirete meglio più avanti, gli omeopati non amano le statistiche quando sono riferite alla terapia del paziente singolo (diverso è il discorso quando si tratta di valutare l'efficacia di un intervento terapeutico su stalle o grandi gruppi di animali), poiché in realtà non consentono di fare alcuna previsione o proiezione sulle possibilità di curare il paziente che si ha davanti: ogni caso è una storia a parte e va affrontato come se fosse il primo e l'unico, senza pregiudizi; in secondo luogo non amo mettere a confronto allopatia e omeopatia sul piano dell'efficacia poiché, come sarà chiaro, spero, più avanti, la valutazione dei risultati avviene secondo criteri completamente diversi nelle due medicine; ritengo sia assai più produttivo un confronto metodologico, in modo da illustrare con correttezza, anche se in modo inevitabilmente succinto, i pilastri su cui poggia il metodo omeopatico e le sue differenze con la medicina classica. Comincerò quindi con una breve introduzione sui principi dell'omeopatia in modo DA fornire gli strumenti per interpretare correttamente i due casi clinici che ho pensato di proporvi. Per prima cosa voglio farvi leggere il paragrafo 9 dell'Organon, il testo fondamentale dell'omeopatia, pubblicato per la prima volta nel 1810 da Samuel Hahnemann, lo scopritore della medicina omeopatica; questo paragrafo si occupa della definizione del concetto di "salute":
In questo passo troviamo condensati molti concetti base della dottrina omeopatica:
La malattia, ossia la perturbazione energetica primaria, permea fino dall'inizio tutto l'organismo; la forza vitale cerca di salvaguardare l'integrità dell'organismo producendo gli opportuni sintomi dinamici, che sono disturbi prettamente funzionali ma, dove questo non sia sufficiente, dovrà produrre vere e proprie patologie organiche. Ciò avverrà a partire dagli organi più periferici, le cui malattie serviranno di "scarico" al male interno, corrispondendo al tentativo della forza vitale di "concentrare" la malattia nel livello meno pericoloso. Più intense saranno le manifestazioni esterne, maggiore sarà l'alleggerimento della malattia interna. Tuttavia senza una terapia adeguata la malattia progredirà sempre fino a rendere necessario il coinvolgimento di organi via via più importanti e interni, fino alla morte del soggetto. Di fronte al suo paziente il medico omeopata cercherà di comprendere quale è il suo peculiare modo di ammalarsi e lo farà prendendo in esame:
Quando il medico avrà ben compreso il suo paziente, sceglierà
i sintomi che meglio lo rappresentano e cercherà un rimedio omeopatico
che sia il più simile possibile al suo paziente, ossia che abbia prodotto,
quando sperimentato su un gran numero di soggetti sani, un corteo di sintomi simile
a quello osservato nel paziente. Infatti se sono simili i sintomi dinamici sarà
simile anche la malattia energetica primaria e quindi quel rimedio potrà
restituire al paziente l'informazione mancante e far regredire la sua malattia.
CASI CLINICISINBADLabrador Retriever maschio nato nel marzo 1995 Storia clinicaSinbad ebbe la prima crisi epilettica nel settembre 1996, a un anno e mezzo; poi una nel maggio successivo (1997) e due ravvicinate a novembre-dicembre 1997; nella primavera del 1998 sembrò che il problema si aggravasse perché da aprile a giugno ebbe tre crisi a distanza di circa un mese; fu deciso allora di intraprendere la terapia e da fine luglio 1998 comincia a prendere il Mysoline. Però Sinbad diventa subito eccessivamente sonnolento e i proprietari decidono di cercare un'alternativa terapeutica. Si rivolgono perciò ad un omeopata, che prescrive il primo rimedio, Phosphorus 200 CH tutti i giorni, diminuendo progressivamente la frequenza di somministrazione del Mysoline nell'arco di circa due mesi. Per tutto il 1998 non vengono osservate nuove crisi, ma a gennaio 1999 ricompaiono con frequenza crescente: 10/1, 28/1, 18/2, 9/3, 17/3; questa è la situazione quando lo vedo per la prima volta: i proprietari si rivolgono a me per incomprensioni col collega nel mese di febbraio. Visita omeopaticaSinbad è un bel Labrador di struttura massiccia e robusta; è
giocherellone e affettuoso, molto legato ai padroni, poco indipendente e molto
sensibile ai rimproveri e alle loro discussioni; quando è con loro accetta
tutto, non crea problemi, sta in macchina a ore; si è perfettamente adattato
ai loro ritmi, sa sempre cosa sta per succedere ed è molto abitudinario;
tuttavia accetta anche di rimanere solo. In casa è festoso con tutti e
gli ospiti sono i benvenuti, ma si comporta sempre in modo composto. Fuori invece
dimostra una spiccata antipatia verso i "vu cumprà" o le persone
malvestite o con handicap o che hanno oggetti minacciosi in mano; in questi casi
ha un comportamento minaccioso e la sera, di buio, talvolta anche aggressivo. Caratteristiche delle crisi: sopraggiungono generalmente durante il sonno: pochi minuti prima (probabilmente le sente arrivare) si sveglia, scende dalla cuccia e ha la crisi; le crisi cominciano con uno spasmo tonico di un arto e poi generalizzano, rimanendo prevalentemente toniche; infine comincia a deglutire e questo segna la conclusione della crisi; la durata varia dai 5 ai 7 minuti. Il giorno dopo generalmente emette feci più morbide del solito. Non c'è una costanza nell'orario né altre circostanze nette di aggravamento. L'evoluzione col Phosphorus 200 CH: è un po' più sicuro di sé e quando lo porta fuori è meno timoroso e più obbediente. Anche le crisi sono cambiate: non arriva più a sdraiarsi del tutto e sembra che le combatta, come se cercasse di non cedere; sono più leggere anche se forse più lunghe. Sembra che compaiano dopo che si è eccitato per gli odori delle femmine in calore. Una regola importante in omeopatia è di non ripetere mai il rimedio alla stessa potenza finché la dose precedente non ha cessato di agire, poiché l'efficacia ne risente e l'effetto diventa confuso. Nel complesso l'azione del Phosphorus sembrava avere proceduto nella direzione giusta: c'era stato un miglioramento, anche se parziale, dei sintomi mentali e un alleggerimento delle crisi; la mia sensazione è che quel rimedio possa fare ancora molto per Sinbad a patto di somministrarlo in modo corretto; Poiché Sinbad deve fare il richiamo annuale delle vaccinazioni (i proprietari proprio non se la sentono di evitarlo), mi limito inizialmente a fargli prendere una sola volta una 200 CH di Phosphorus dinamizzata (ossia sciolta in acqua e sottoposta a succussione) in modo che sia un po' più potente delle dosi prese fino a quel momento e chiedo loro di aspettare alcune settimane prima di proseguire la cura. Le crisi di questo periodo sono leggere, una volta uno spasmo della parte sinistra del corpo, un'altra volta un irrigidimento del posteriore che passa quando il padrone cerca di distrarlo. Il 6 Aprile Sinbad prende Phosphorus 1000 CH, dose unica. Per due anni non avrà altre crisi Sembra un ottimo risultato, un medico allopatico ne sarebbe contento ma…non
è così. Vediamo come è la situazione due anni dopo, nell'agosto
2001: Per giunta il 5 agosto 2001 ha una nuova crisi epilettica, in tutto simile alle precedenti, piuttosto leggera. I proprietari ripetono Phosphorus MCH. Ma il 3 novembre 2001 ha una nuova crisi ed è comparsa una cisti sebacea al 4° dito del posteriore sinistro; Revisione del casoSintomi mentali: parlando a lungo con i proprietari e ripercorrendo
tutti gli episodi di aggressività emerge che il movente di questi episodi
sembra essere l'impulso a proteggere i padroni da ipotetiche aggressioni: tutte
le persone aggredite avevano in mano oggetti e si stavano dirigendo verso i padroni:
nessuna di loro camminava parallelamente o trasversalmente a loro, ma sempre verso
di loro; Questi sintomi mi portano a scegliere un nuovo rimedio, Baryta muriatica (cloruro di bario), le cui caratteristiche sembrano adattarsi perfettamente a Sinbad: è un rimedio sicotico, indicato nei lipomi ma ha anche una reputazione nella cura dell'epilessia; ha come nessun altro rimedio il desiderio di pane secco; le sue caratteristiche mentali ruotano intorno alla necessità di conservare il sostegno della famiglia: tutti i rimedi a base di sali di bario sono molto legati alla famiglia, con sfumature diverse a seconda dell'anione a cui si lega il bario; la Baryta muriatica, in particolare, teme talmente di perdere la sua famiglia (perché ha un grande bisogno di sostegno) che non fa mai nulla che possa allontanare da sé l'amore dei suoi cari; perciò ha la tendenza ad annullarsi come persona per uniformarsi alle esigenze altrui. Inoltre ho notato che i cani Baryta possono diventare aggressivi per proteggere la famiglia, benché questo comportamento non rientri nelle descrizioni dei pazienti umani; l'istinto alla guardia e alla difesa, infatti, è una caratteristica canina molto più che umana! L'evoluzione dopo Baryta muriaticaSinbad ha preso diverse dosi di questo rimedio fra il novembre 2001 e l'aprile
2003, in potenze dalla 200CH alla 5000CH e sono intervenuti diversi cambiamenti: Complessivamente mi trovo davanti a un cane equilibrato ed affidabile, meno ansioso per i suoi padroni, in buona forma fisica che, partendo da una situazione in cui aveva crisi epilettiche mensili in intensificazione, è arrivato ad avere due anni di remissione completa seguiti da due anni con tre crisi all'anno: è un risultato più che accettabile anche se non eclatante. Il lavoro su Sinbad comunque sta continuando: dopo due crisi a giugno e luglio ha preso un nuovo rimedio: i lipomi si sono ulteriormente ridotti e siamo in attesa di vedere cosa succederà a novembre e dicembre. WILLIAMLabrador retriever maschio nato nel maggio 1999 Storia clinicaLa prima crisi è comparsa nel settembre 1999, all'età di 4 mesi; da allora compaiono ogni volta che si agita o si scatena nel gioco; i proprietari lo tengono a freno, evitano gli incontri con gli altri cani e cercano di contenerlo il più possibile nel gioco ma ogni volta che si eccita sopraggiunge una crisi. Ci sono altri segni neurologici: William ha difficoltà a calcolare le distanze prima di saltare un muretto o un fossato e appare molto impacciato e insicuro sulle superfici non perfettamente compatte, come terreno smosso, foglie secche, erba alta, sabbia. Non riesce a salire e scendere da solo le scale perché ha paura; ha un grave deficit uditivo (sente solo rumori forti come il battito delle mani). I proprietari sanno che quando lo adottarono (da un privato) il cucciolo, che aveva meno di due mesi, era reduce da una non meglio precisata malattia a causa della quale era stato in fin di vita per gravi problemi respiratori. Si tratta quindi, verosimilmente, di una epilessia secondaria. Visita omeopaticaWilliam è un Labrador particolare: in casa non è mai completamente
rilassato, non si lascia andare facilmente; all'inizio non si faceva neanche accarezzare;
solo dopo diversi mesi, a novembre-dicembre, cominciò a fare le feste ai
padroni e ad avere con loro uno scambio affettivo; a quel punto cominciò
a mordicchiarli come per togliere le pulci. Anche ora è diffidente, se
cercano di tenerlo fermo cade in preda al panico e si dibatte disperatamente.
Fa le feste solo alla padrona. Quando gli danno qualcosa (es. un pezzo di pane)
sembra che impazzisca di gioia e diventa frenetico. E' testardo, si spaventa per
i rimproveri (anche se meno di prima) ma continua a disobbedire e a fare quello
che vuole. Non è mai aggressivo. Non gli piace muoversi nell'acqua. Gli attacchi epilettici: vengono mentre gioca o è eccitato: bastano 10 minuti di agitazione per scatenargliele. Comincia a girare come se cercasse il posto per defecare e poi si siede; a quel punto comincia ad irrigidirsi: le prime volte erano spasmi tonici generalizzati, con opistotono e perdita di feci; poi sono diventati meno forti; se i proprietari se ne accorgono prima che sopravvenga lo spasmo generalizzato, accarezzandolo e tranquillizzandolo riescono a scongiurare la crisi. Altre volte si tratta solo di un irrigidimento della testa di pochi attimi. Non ci sono mai contrazioni cloniche. I sintomi dinamici in questo caso non sono molti: la comparsa delle crisi sotto eccitazione o esercizio fisico è comune nell'epilessia secondaria; se da piccolo, oltre alla polmonite ha avuto anche un'encefalite (cimurro?), questa, oltre all'epilessia, può avere lasciato anche dei disturbi dell'equilibrio e della coordinazione che fanno sentire William insicuro; l'udito può essere stato leso dagli antibiotici. Quindi molti dei suoi sintomi possono essere comuni. Cosa rimane allora come base per la prescrizione?
Il rimedio selezionato è CAUSTICUM (idrossido di potassio). La 30CH non produce cambiamenti apprezzabili. A luglio 2001 prende Causticum MCH e a novembre la XMCH, che viene ripetuta
a luglio 2002; l'evoluzione fino al luglio 2003 è questa: Commento: L'omeopatia non può rimuovere le lesioni neurologiche subite in giovanissima età e quindi è probabilmente utopistico pretendere di guarire completamente William dai suoi problemi motori. Le crisi epilettiche non sono scomparse, sebbene siano diventate molto più rare che in passato e probabilmente un risultato simile o migliore lo si sarebbe potuto ottenere con una terapia tradizionale. Quello che l'omeopatia ha fatto, però, va ben oltre: ha migliorato lo stato mentale di William, rendendogli possibile sperimentare il calore dell'affetto familiare e vivere in armonia con il suo "branco". Gli ha reso inoltre possibile lasciarsi andare all'eccitazione come tutti i Labrador e quindi vivere una vita più completa. E' per questo che l'omeopata giudica positivamente i risultati ottenuti, molto più che per l'alleggerimento delle crisi. Anche in questo caso, comunque, si può cercare di ottenere di più e il lavoro su William continua: in particolare rimane ancora da rimuovere la paura che lo blocca nei movimenti complessi e sui terreni instabili: se riusciremo a renderlo più sicuro, il deficit motorio lo condizionerà molto meno.
CONCLUSIONI Spero di essere riuscita a condensare in una trattazione compatta e non troppo
noiosa il concetto che l'omeopatia si prefigge di curare l'intero paziente e non
soltanto alcuni dei suoi disturbi e che ciò avviene solo considerando come
chiave di accesso alla terapia di ciascun individuo la totalità dei suoi
sintomi, sia quelli clinici (comuni alla patologia in atto) sia, in particolare,
quelli dinamici, che sono espressione delle sue particolari modalità reattive
e quindi della sua individualità. Solo analizzando ciò che rende
un paziente epilettico diverso da tutti gli altri pazienti epilettici troveremo
l'accesso alla sua terapia.
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