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Atti > Approccio omeopatico all'epilessia Ultimo aggiornamento 28.10.2003
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Casi clinici
Conclusioni

Approccio omeopatico all'epilessia

Mi è stato chiesto di contribuire a questa giornata presentando la mia esperienza nel trattamento dei pazienti epilettici con l'omeopatia. Io ho avuto una formazione omeopatica rigorosamente unicista e unicista è l'omeopatia che io applico; di conseguenza è di questa che parlerò, non conoscendo sufficientemente gli altri metodi (pluralismo, complessismo, omotossicologia).
Non ho ritenuto utile impiegare questo spazio presentando delle statistiche sull'efficacia del metodo omeopatico, per diversi motivi: in primo luogo, come capirete meglio più avanti, gli omeopati non amano le statistiche quando sono riferite alla terapia del paziente singolo (diverso è il discorso quando si tratta di valutare l'efficacia di un intervento terapeutico su stalle o grandi gruppi di animali), poiché in realtà non consentono di fare alcuna previsione o proiezione sulle possibilità di curare il paziente che si ha davanti: ogni caso è una storia a parte e va affrontato come se fosse il primo e l'unico, senza pregiudizi; in secondo luogo non amo mettere a confronto allopatia e omeopatia sul piano dell'efficacia poiché, come sarà chiaro, spero, più avanti, la valutazione dei risultati avviene secondo criteri completamente diversi nelle due medicine; ritengo sia assai più produttivo un confronto metodologico, in modo da illustrare con correttezza, anche se in modo inevitabilmente succinto, i pilastri su cui poggia il metodo omeopatico e le sue differenze con la medicina classica. Comincerò quindi con una breve introduzione sui principi dell'omeopatia in modo DA fornire gli strumenti per interpretare correttamente i due casi clinici che ho pensato di proporvi.
Per prima cosa voglio farvi leggere il paragrafo 9 dell'Organon, il testo fondamentale dell'omeopatia, pubblicato per la prima volta nel 1810 da Samuel Hahnemann, lo scopritore della medicina omeopatica; questo paragrafo si occupa della definizione del concetto di "salute":

Nello stato di salute dell'uomo la Forza vitale immateriale, la dynamis, governa indisturbata e mantiene tutte le parti dell'organismo in uno stato di attività mirabilmente armonico riguardo sia alle sensazioni che alle funzioni, cosicché la mente raziocinante che lo abita può impiegare liberamente questo strumento sano e vitale per perseguire il fine più elevato della nostra esistenza.

In questo passo troviamo condensati molti concetti base della dottrina omeopatica:

  • La FORZA VITALE: è un concetto vitalistico ed ha fatto parte della filosofia medica per secoli, finché è stato soppiantato dal meccanicismo della medicina moderna; la forza vitale è ciò che distingue un organismo vivo da un cadavere o da un corpo in coma tenuto artificialmente in vita: è l'energia che fa muovere all'unisono tutte le parti del corpo; se ammettiamo la presenza di una forza vitale, e quindi anche una concezione teleologica dei fenomeni che avvengono in un organismo vivente, dobbiamo anche ammettere che ogni organismo, dalla mente fino all'ultimo cheratinocita) è un tutto unico, fatto di parti che si muovono all'unisono sotto la direzione della forza vitale. Ciò porta ad una interpretazione completamente diversa della malattia rispetto alla medicina ufficiale;
  • Nel soggetto sano la forza vitale lavora indisturbata; nella malattia, al contrario, vi sono alcune limitazioni al suo agire e la malattia consiste appunto in questo: è una perturbazione della forza vitale e come tale riguarda sempre tutto l'organismo, mentre nella medicina ufficiale, meccanicistica, sono le singole parti ad essere malate; in altre parole quelle che per la medicina classica sono le malattie (es. nefrite, bronchite, epilessia…) per l'omeopatia sono solo manifestazioni esterne della malattia;
  • Sensazioni e funzioni: nella salute ogni organismo percepisce con esattezza qualità e intensità degli stimoli provenienti dall'esterno ed ha quindi una percezione dell'ambiente perfettamente corrispondente al vero; di conseguenza la forza vitale reagisce a queste "sensazioni" veritiere con reazioni (le "funzioni") altrettanto perfettamente proporzionate, in modo che si realizza un perfetto adattamento all'ambiente; ciò vale per tutti i livelli di interazione con l'esterno, dalla percezione delle emozioni alle relazioni sociali fino alle sensazioni fisiche. Per l'omeopata in realtà non esistono soggetti perfettamente sani, lo stato di salute è un asintoto a cui si tende senza raggiungerlo. Nella malattia vi è una più o meno ampia discrepanza fra qualità e intensità dello stimolo diretto all'organismo e il modo in cui questo lo percepisce, discrepanza che dipende dal fatto che la perturbazione energetica interna rende quell'organismo incapace di reagire in modo opportuno a tutti gli stimoli esterni: quelli verso cui è impotente e che possono danneggiarlo vengono percepiti come pericoli e inducono reazioni (funzioni") irregolari: il freddoloso, ossia colui che non sa difendersi dal freddo, messo in una stanza a 20°C, percepirà l'ambiente come "freddo", si coprirà e comincerà a muoversi per riscaldarsi o ad avere brividi, mentre nella stessa stanza il caloroso che, viceversa, non sa difendersi dal caldo, aprirà le finestre e si scoprirà il più possibile. Il soggetto sano sarà invece perfettamente a suo agio non solo a 20°C ma in un ampio intervallo di temperature perché il suo organismo è in grado di adattarsi perfettamente all'ambiente. Sensazioni e funzioni irregolari si traducono nella comparsa nei pazienti di desideri e avversioni e di modalità individuali di aggravamento e miglioramento che riflettono le loro peculiari idiosincrasie; questi sintomi, non essendo spiegabili con la patologia in atto, ci appaiono sorprendenti, strani, rari e caratteristici del paziente anziché della malattia; per questo sono per l'omeopata dei sintomi preziosi e sono chiamati sintomi dinamici, in quanto legati all'azione della forza vitale; i sintomi della patologia in atto, invece, hanno poco significato per la prescrizione omeopatica e sono detti sintomi comuni. Ogni paziente è diverso da tutti gli altri perché ha la sua peculiare combinazione di idiosincrasie, ossia una sua particolare malattia, che è descritta dall'insieme dei suoi sintomi dinamici;
  • L'ultimo concetto che esaminiamo dal paragrafo 9 è forse il più importante: il soggetto sano è quello la cui mente, in quanto sana, può usare un corpo sano per perseguire il fine più elevato dell'esistenza: il suo comportamento sarà tale da garantire la conservazione di sé stesso, della sua prole, dei suoi simili, della specie e, ampliando il concetto, della vita. Il soggetto sano riesce a stabilire il miglior compromesso possibile fra la sua indole naturale e le condizioni di vita moderne o a sfuggire a tali condizioni quando sono veramente proibitive. Tutto questo ci introduce al concetto di gerarchizzazione: il livello mentale è il più elevato dell'organismo ed è quello che la forza vitale cerca fino in fondo di preservare perché un soggetto malato nella mente, cioè che non persegue i fini più elevati dell'esistenza, è un pericolo per la specie e per la vita.

La malattia, ossia la perturbazione energetica primaria, permea fino dall'inizio tutto l'organismo; la forza vitale cerca di salvaguardare l'integrità dell'organismo producendo gli opportuni sintomi dinamici, che sono disturbi prettamente funzionali ma, dove questo non sia sufficiente, dovrà produrre vere e proprie patologie organiche. Ciò avverrà a partire dagli organi più periferici, le cui malattie serviranno di "scarico" al male interno, corrispondendo al tentativo della forza vitale di "concentrare" la malattia nel livello meno pericoloso. Più intense saranno le manifestazioni esterne, maggiore sarà l'alleggerimento della malattia interna. Tuttavia senza una terapia adeguata la malattia progredirà sempre fino a rendere necessario il coinvolgimento di organi via via più importanti e interni, fino alla morte del soggetto.

Di fronte al suo paziente il medico omeopata cercherà di comprendere quale è il suo peculiare modo di ammalarsi e lo farà prendendo in esame:

  • I sintomi dinamici: desideri e avversioni, miglioramenti e aggravamenti e qualsiasi altro sintomo sorprendente e strano; e dovrà cercare questi sintomi a tre livelli:
      1. Fra i suoi sintomi mentali: quello che nel suo comportamento devia dalla "normalità" (per la specie e la razza);
      2. Fra i suoi sintomi generali: i sintomi, cioè, che sono propri dell'organismo nel suo insieme e che non sono limitati a singole parti (es. reazioni al caldo-freddo, al tempo atmosferico, al movimento, all'esercizio o al riposo, alimentazione, appetito, sete, sonno…);
      3. Fra i suoi sintomi locali: quando c'è già una patologia organica in atto le modalità dei sintomi relativi possono essere sorprendenti e strane e in tal caso hanno la valenza di sintomi dinamici;
      4. Fra gli "ailments", ossia quegli eventi della vita che hanno mostrato di avere un rapporto di causalità con i disturbi di cui soffre: sono anch'essi l'espressione di un'idiosincrasia;
  • Le patologie organiche di cui soffre o ha sofferto;
  • La biopatografia, ossia la storia clinica, con la sequenza delle malattie organiche di cui ha sofferto, la relazione con gli ailments e l'evoluzione dei sintomi dinamici.

Quando il medico avrà ben compreso il suo paziente, sceglierà i sintomi che meglio lo rappresentano e cercherà un rimedio omeopatico che sia il più simile possibile al suo paziente, ossia che abbia prodotto, quando sperimentato su un gran numero di soggetti sani, un corteo di sintomi simile a quello osservato nel paziente. Infatti se sono simili i sintomi dinamici sarà simile anche la malattia energetica primaria e quindi quel rimedio potrà restituire al paziente l'informazione mancante e far regredire la sua malattia.
Quello che l'omeopata si aspetta dalla sua terapia è ovviamente un miglioramento di tutti i sintomi del paziente, sia di quelli periferici che di quelli mentali e generali; e in particolare sono questi ultimi a stargli particolarmente a cuore: un miglioramento dei sintomi periferici senza un miglioramento mentale e generale non può essere considerato un risultato curativo, ma una soppressione , un ostacolo al lavoro della forza vitale. E' questa la differenza fondamentale fra omeopatia e medicina tradizionale in tema di interpretazione dei risultati ottenuti.

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CASI CLINICI

SINBAD

Labrador Retriever maschio nato nel marzo 1995
Prima visita omeopatica: febbraio 1999

Storia clinica

Sinbad ebbe la prima crisi epilettica nel settembre 1996, a un anno e mezzo; poi una nel maggio successivo (1997) e due ravvicinate a novembre-dicembre 1997; nella primavera del 1998 sembrò che il problema si aggravasse perché da aprile a giugno ebbe tre crisi a distanza di circa un mese; fu deciso allora di intraprendere la terapia e da fine luglio 1998 comincia a prendere il Mysoline. Però Sinbad diventa subito eccessivamente sonnolento e i proprietari decidono di cercare un'alternativa terapeutica. Si rivolgono perciò ad un omeopata, che prescrive il primo rimedio, Phosphorus 200 CH tutti i giorni, diminuendo progressivamente la frequenza di somministrazione del Mysoline nell'arco di circa due mesi. Per tutto il 1998 non vengono osservate nuove crisi, ma a gennaio 1999 ricompaiono con frequenza crescente: 10/1, 28/1, 18/2, 9/3, 17/3; questa è la situazione quando lo vedo per la prima volta: i proprietari si rivolgono a me per incomprensioni col collega nel mese di febbraio.

Visita omeopatica

Sinbad è un bel Labrador di struttura massiccia e robusta; è giocherellone e affettuoso, molto legato ai padroni, poco indipendente e molto sensibile ai rimproveri e alle loro discussioni; quando è con loro accetta tutto, non crea problemi, sta in macchina a ore; si è perfettamente adattato ai loro ritmi, sa sempre cosa sta per succedere ed è molto abitudinario; tuttavia accetta anche di rimanere solo. In casa è festoso con tutti e gli ospiti sono i benvenuti, ma si comporta sempre in modo composto. Fuori invece dimostra una spiccata antipatia verso i "vu cumprà" o le persone malvestite o con handicap o che hanno oggetti minacciosi in mano; in questi casi ha un comportamento minaccioso e la sera, di buio, talvolta anche aggressivo.
Con gli altri cani è mite fino ad essere pauroso; tende a sottomettersi o a ritirarsi, soprattutto coi cani piccoli, che abbaiano di più e generalmente assume un atteggiamento di apparente disinteresse.
Non ha vere paure ma appare ansioso per i padroni quando usano oggetti rumorosi come l'asciugacapelli o il trapano.
Soffre molto il caldo estivo mentre sopporta bene il freddo;
Mangia voracemente, aspira il contenuto della ciotola e chiede cibo in continuazione, anche se in modo educato. Oltre alla carne mangia volentieri le verdure e il pesce; gli piace sgranocchiare il pane secco. Non ama particolarmente i dolci, sputa le caramelle e rifiuta il torrone e la cioccolata.
Altri disturbi: ha avuto episodi acuti vari (una tracheite, un'enterite, qualche piccolo trauma) ma ha sempre risolto tutto in 24 ore.
Soffre di una leggera otite ceruminosa ricorrente, più intensa a sinistra, che si aggrava periodicamente, senza modalità nette; per due estati (1997 e 1998) ha sofferto di una piaga da leccamento all'anteriore sinistro.

Caratteristiche delle crisi: sopraggiungono generalmente durante il sonno: pochi minuti prima (probabilmente le sente arrivare) si sveglia, scende dalla cuccia e ha la crisi; le crisi cominciano con uno spasmo tonico di un arto e poi generalizzano, rimanendo prevalentemente toniche; infine comincia a deglutire e questo segna la conclusione della crisi; la durata varia dai 5 ai 7 minuti. Il giorno dopo generalmente emette feci più morbide del solito. Non c'è una costanza nell'orario né altre circostanze nette di aggravamento.

L'evoluzione col Phosphorus 200 CH: è un po' più sicuro di sé e quando lo porta fuori è meno timoroso e più obbediente. Anche le crisi sono cambiate: non arriva più a sdraiarsi del tutto e sembra che le combatta, come se cercasse di non cedere; sono più leggere anche se forse più lunghe. Sembra che compaiano dopo che si è eccitato per gli odori delle femmine in calore.

Una regola importante in omeopatia è di non ripetere mai il rimedio alla stessa potenza finché la dose precedente non ha cessato di agire, poiché l'efficacia ne risente e l'effetto diventa confuso. Nel complesso l'azione del Phosphorus sembrava avere proceduto nella direzione giusta: c'era stato un miglioramento, anche se parziale, dei sintomi mentali e un alleggerimento delle crisi; la mia sensazione è che quel rimedio possa fare ancora molto per Sinbad a patto di somministrarlo in modo corretto; Poiché Sinbad deve fare il richiamo annuale delle vaccinazioni (i proprietari proprio non se la sentono di evitarlo), mi limito inizialmente a fargli prendere una sola volta una 200 CH di Phosphorus dinamizzata (ossia sciolta in acqua e sottoposta a succussione) in modo che sia un po' più potente delle dosi prese fino a quel momento e chiedo loro di aspettare alcune settimane prima di proseguire la cura. Le crisi di questo periodo sono leggere, una volta uno spasmo della parte sinistra del corpo, un'altra volta un irrigidimento del posteriore che passa quando il padrone cerca di distrarlo.

Il 6 Aprile Sinbad prende Phosphorus 1000 CH, dose unica.
Dal giorno dopo, per tre giorni, compare una zoppia all'anteriore sinistro (quello della piaga da leccamento) che poi scompare del tutto; contemporaneamente Sinbad appare molto vivace e contento; il 15 aprile ha una crisi leggera, che comincia con uno spasmo dell'arto anteriore sinistro e procede come se si trattasse di "allungamenti e stiracchiamenti involontari", con un lieve tremore del posteriore: non c'è uno spasmo tonico generalizzato.
La crisi successiva compare il 7 giugno, molto leggera e contrastata; viene ripetuto Phosphorus 1000 CH sciolto in acqua e dinamizzato;
il 6 luglio irrigidimento di una zampa;
il 31 luglio crisi leggera; ripetuto Phosphorus 1000CH dinamizzato.

Per due anni non avrà altre crisi

Sembra un ottimo risultato, un medico allopatico ne sarebbe contento ma…non è così. Vediamo come è la situazione due anni dopo, nell'agosto 2001:
Sinbad è diventato più aggressivo, sempre contro Vu cumprà, persone con oggetti in mano, handicappati;
soffre di più il caldo;
dall'inizio del 2000 è comparso un LIPOMA alla spalla sinistra, profondo, nello spessore dei piani muscolari;
è molto sensibile al dolore e in ambulatorio viene colto dal panico se mi avvicino con qualcosa in mano (otoscopio, siringa).
L'otite è sempre presente, peggio a sinistra, con odore rancido del cerume.

Per giunta il 5 agosto 2001 ha una nuova crisi epilettica, in tutto simile alle precedenti, piuttosto leggera. I proprietari ripetono Phosphorus MCH. Ma il 3 novembre 2001 ha una nuova crisi ed è comparsa una cisti sebacea al 4° dito del posteriore sinistro;

Revisione del caso

Sintomi mentali: parlando a lungo con i proprietari e ripercorrendo tutti gli episodi di aggressività emerge che il movente di questi episodi sembra essere l'impulso a proteggere i padroni da ipotetiche aggressioni: tutte le persone aggredite avevano in mano oggetti e si stavano dirigendo verso i padroni: nessuna di loro camminava parallelamente o trasversalmente a loro, ma sempre verso di loro;
il legame di Sinbad coi padroni è, se possibile, ancora più stretto; appare giù di corda e preoccupato se loro sono tristi o non si sentono bene; sembra intuire le loro intenzioni in anticipo ed è arrivato a prevedere il loro ritorno da una vacanza il giorno precedente. Vuole portare giornale e ombrello e lo fa con l'aria fiera di chi ha un ruolo utile all'interno della famiglia. Continua ad essere pacato e composto nelle sue manifestazioni.
Sintomi generali: è più caloroso; l'appetito e la voracità sono sempre notevoli; mangia la verdura ancora più volentieri (ruba le olive dal paracadute, adora i pomodori) e continua a non amare i dolci. Si è precisato un deciso desiderio di pane secco: lo preferisce alla carne e agli ossi ed è l'unico alimento per cui arriva a sbavare.
Sintomi locali: la comparsa di un lipoma e di una cisti sebacea dimostrano una crescente tendenza a sviluppare patologie che gli omeopati chiamano "sicotiche", ossia caratterizzate dall'iperproduzione e dall'accumulo.

Questi sintomi mi portano a scegliere un nuovo rimedio, Baryta muriatica (cloruro di bario), le cui caratteristiche sembrano adattarsi perfettamente a Sinbad: è un rimedio sicotico, indicato nei lipomi ma ha anche una reputazione nella cura dell'epilessia; ha come nessun altro rimedio il desiderio di pane secco; le sue caratteristiche mentali ruotano intorno alla necessità di conservare il sostegno della famiglia: tutti i rimedi a base di sali di bario sono molto legati alla famiglia, con sfumature diverse a seconda dell'anione a cui si lega il bario; la Baryta muriatica, in particolare, teme talmente di perdere la sua famiglia (perché ha un grande bisogno di sostegno) che non fa mai nulla che possa allontanare da sé l'amore dei suoi cari; perciò ha la tendenza ad annullarsi come persona per uniformarsi alle esigenze altrui. Inoltre ho notato che i cani Baryta possono diventare aggressivi per proteggere la famiglia, benché questo comportamento non rientri nelle descrizioni dei pazienti umani; l'istinto alla guardia e alla difesa, infatti, è una caratteristica canina molto più che umana!

L'evoluzione dopo Baryta muriatica

Sinbad ha preso diverse dosi di questo rimedio fra il novembre 2001 e l'aprile 2003, in potenze dalla 200CH alla 5000CH e sono intervenuti diversi cambiamenti:
l'aggressività è quasi completamente scomparsa: Sinbad ora viene lasciato sempre libero senza guinzaglio e si comporta in modo esemplare; continua ad essere vivace e giocherellone; Il sonno è meno inquieto e disturbato che in passato.
all'inizio del 2002 è comparso un secondo lipoma vicino al precedente, e poi un terzo sul fianco sinistro; successivamente tutti i lipomi si sono notevolmente ridotti di dimensioni e anche quello profondo, nello spessore della muscolatura, è molto mobile e può essere facilmente isolato con le dita. La cisti sebacea è scomparsa. Inizialmente è comparsa una verruca peduncolata sul piatto ella coscia destra ma successivamente si è assottigliata fino a diventare sottilissima.
Le crisi epilettiche sembrano invece non essere state toccate minimamente dal rimedio: nel corso del 2002 si sono verificate quasi nelle stesse date del 2001: ai primi di agosto, ai primi di novembre, nella seconda metà di dicembre: tre crisi all'anno.

Complessivamente mi trovo davanti a un cane equilibrato ed affidabile, meno ansioso per i suoi padroni, in buona forma fisica che, partendo da una situazione in cui aveva crisi epilettiche mensili in intensificazione, è arrivato ad avere due anni di remissione completa seguiti da due anni con tre crisi all'anno: è un risultato più che accettabile anche se non eclatante. Il lavoro su Sinbad comunque sta continuando: dopo due crisi a giugno e luglio ha preso un nuovo rimedio: i lipomi si sono ulteriormente ridotti e siamo in attesa di vedere cosa succederà a novembre e dicembre.

WILLIAM

Labrador retriever maschio nato nel maggio 1999
Prima visita omeopatica nel febbraio 2001

Storia clinica

La prima crisi è comparsa nel settembre 1999, all'età di 4 mesi; da allora compaiono ogni volta che si agita o si scatena nel gioco; i proprietari lo tengono a freno, evitano gli incontri con gli altri cani e cercano di contenerlo il più possibile nel gioco ma ogni volta che si eccita sopraggiunge una crisi. Ci sono altri segni neurologici: William ha difficoltà a calcolare le distanze prima di saltare un muretto o un fossato e appare molto impacciato e insicuro sulle superfici non perfettamente compatte, come terreno smosso, foglie secche, erba alta, sabbia. Non riesce a salire e scendere da solo le scale perché ha paura; ha un grave deficit uditivo (sente solo rumori forti come il battito delle mani). I proprietari sanno che quando lo adottarono (da un privato) il cucciolo, che aveva meno di due mesi, era reduce da una non meglio precisata malattia a causa della quale era stato in fin di vita per gravi problemi respiratori. Si tratta quindi, verosimilmente, di una epilessia secondaria.

Visita omeopatica

William è un Labrador particolare: in casa non è mai completamente rilassato, non si lascia andare facilmente; all'inizio non si faceva neanche accarezzare; solo dopo diversi mesi, a novembre-dicembre, cominciò a fare le feste ai padroni e ad avere con loro uno scambio affettivo; a quel punto cominciò a mordicchiarli come per togliere le pulci. Anche ora è diffidente, se cercano di tenerlo fermo cade in preda al panico e si dibatte disperatamente. Fa le feste solo alla padrona. Quando gli danno qualcosa (es. un pezzo di pane) sembra che impazzisca di gioia e diventa frenetico. E' testardo, si spaventa per i rimproveri (anche se meno di prima) ma continua a disobbedire e a fare quello che vuole. Non è mai aggressivo. Non gli piace muoversi nell'acqua.
Soffre il caldo estivo e sopporta bene il freddo.
Mangia velocemente ("sembra che gli rubino il cibo") e di tutto, compreso l'aglio crudo.
È monorchide e enognato.

Gli attacchi epilettici: vengono mentre gioca o è eccitato: bastano 10 minuti di agitazione per scatenargliele. Comincia a girare come se cercasse il posto per defecare e poi si siede; a quel punto comincia ad irrigidirsi: le prime volte erano spasmi tonici generalizzati, con opistotono e perdita di feci; poi sono diventati meno forti; se i proprietari se ne accorgono prima che sopravvenga lo spasmo generalizzato, accarezzandolo e tranquillizzandolo riescono a scongiurare la crisi. Altre volte si tratta solo di un irrigidimento della testa di pochi attimi. Non ci sono mai contrazioni cloniche.

I sintomi dinamici in questo caso non sono molti: la comparsa delle crisi sotto eccitazione o esercizio fisico è comune nell'epilessia secondaria; se da piccolo, oltre alla polmonite ha avuto anche un'encefalite (cimurro?), questa, oltre all'epilessia, può avere lasciato anche dei disturbi dell'equilibrio e della coordinazione che fanno sentire William insicuro; l'udito può essere stato leso dagli antibiotici. Quindi molti dei suoi sintomi possono essere comuni. Cosa rimane allora come base per la prescrizione?

  • La sospettosità: è vero che DA piccolo deve aver ricevuto una valanga di iniezioni, flebo ecc. che possono averlo reso diffidente verso i contatti con l'uomo ma è anche vero che i Labrador sono di solito portati ad un atteggiamento totalmente opposto, estroverso e esuberante nelle manifestazioni di affetto; quindi considero la sospettosità di William un sintomo sorprendente;
  • L'andare incontro a disturbi in conseguenza delle emozioni: non è solo una caratteristica delle crisi (e come tale è un sintomo comune): William tende con facilità a perdere il controllo, a cadere nel panico (v. scale, rimproveri, contenimento, veterinario) o a farsi prendere DA momenti dim gioia sfrenata (quando gli danno qualcosa); e poi tende a non superare i traumi emotivi (dopo essere caduto per le scale non le ha più salite);
  • Il modo di mangiare esageratamente frettoloso;
  • La goffaggine nei movimenti: deriva dal sommarsi dei deficit neurologici (comuni) con la sua paura e quindi può avere un valore dinamico: se riuscissimo ad eliminare la paura, si muoverebbe molto meglio;
  • Le convulsioni esclusivamente toniche (non sappiamo se c'è un motivo perché siano tali e vale la pena di considerarle una scelta della sua forza vitale rispetto alle più comuni forme tonico-cloniche);
  • Il deficit uditivo: lo prendo come sintomo sia perché voglio selezionare un rimedio che copra anche questo aspetto sia perché lo vedo coerente con la tendenza di William a ignorare i rimproveri e ad andare avanti per la sua strada.

Il rimedio selezionato è CAUSTICUM (idrossido di potassio).

La 30CH non produce cambiamenti apprezzabili.
La 200CH è più efficace: dopo la somministrazione era assonnato, voleva dormire. E' sempre un buon segno, significa che il rimedio sta lavorando in profondità.
Nei mesi successivi si sono prodotti questi cambiamenti:
William è diventato più affettuoso: ha cominciato col salutare non più solo la padrona ma anche il padrone e in seguito l'affettuosità è andata gradualmente crescendo; è più calmo quando lo spazzolano. Sta diventando progressivamente meno sensibile al contenimento: se capita che debbano tenerlo fermo per qualche motivo, subito dopo torna a giocare con allegria, mentre prima rimaneva sulle sue per giorni; Sembra anche che ci senta meglio: sente arrivare la macchina del padrone un attimo prima dell'altro cane e sembra anche che individui meglio la direzione da cui provengono i rumori. Per quanto riguarda le crisi c'è stato un notevole miglioramento dell'intensità: generalmente si tratta solo di un istantaneo allungamento del collo o di una breve paresi dei posteriori.

A luglio 2001 prende Causticum MCH e a novembre la XMCH, che viene ripetuta a luglio 2002; l'evoluzione fino al luglio 2003 è questa:
William si è ulteriormente tranquillizzato nel rapporto coi padroni, tanto che ora possono fargli di tutto; solo se lo afferrano all'improvviso per il collare si butta a terra, ma non si divincola più come prima e non rimane spaventato; si butta a pancia su per farsi coccolare e lo fa anche con altre persone che conosce; adora i bambini, ci gioca in modo irruento. Per un periodo nell'estate 2001 era diventato estremamente esuberante e instancabile nel gioco, tanto da essere un tormento per chi gli stava vicino; poi si è normalizzato.
Dopo l'iniziale apparente miglioramento l'udito non ha fatto più progressi e negli ultimi mesi è peggiorato fino alla sordità completa.
Scende le scale molto meglio (purché non siano scivolose) ma le sale un gradino alla volta. Giudica correttamente le distanze nei salti ma appare ancora molto insicuro sui terreni sconnessi; le difficoltà motorie, comunque, non sono costanti ma la loro gravità cambia moltissimo da un giorno all'altro: talvolta gioca e corre come un cane normale per tornare impacciato come al solito il giorno successivo.
Dalla prima MCH di Causticum la frequenza delle crisi si è notevolmente ridotta, nonostante gli venga consentito di lasciarsi andare al gioco liberamente; dal luglio 2002 al luglio 2003 ha avuto cinque attacchi, di cui solo uno con lo spasmo tonico generalizzato; gli altri consistevano semplicemente nello stare qualche minuto accucciato, talvolta sollevando un po' gli occhi.

Commento: L'omeopatia non può rimuovere le lesioni neurologiche subite in giovanissima età e quindi è probabilmente utopistico pretendere di guarire completamente William dai suoi problemi motori. Le crisi epilettiche non sono scomparse, sebbene siano diventate molto più rare che in passato e probabilmente un risultato simile o migliore lo si sarebbe potuto ottenere con una terapia tradizionale. Quello che l'omeopatia ha fatto, però, va ben oltre: ha migliorato lo stato mentale di William, rendendogli possibile sperimentare il calore dell'affetto familiare e vivere in armonia con il suo "branco". Gli ha reso inoltre possibile lasciarsi andare all'eccitazione come tutti i Labrador e quindi vivere una vita più completa. E' per questo che l'omeopata giudica positivamente i risultati ottenuti, molto più che per l'alleggerimento delle crisi. Anche in questo caso, comunque, si può cercare di ottenere di più e il lavoro su William continua: in particolare rimane ancora da rimuovere la paura che lo blocca nei movimenti complessi e sui terreni instabili: se riusciremo a renderlo più sicuro, il deficit motorio lo condizionerà molto meno.

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CONCLUSIONI

Spero di essere riuscita a condensare in una trattazione compatta e non troppo noiosa il concetto che l'omeopatia si prefigge di curare l'intero paziente e non soltanto alcuni dei suoi disturbi e che ciò avviene solo considerando come chiave di accesso alla terapia di ciascun individuo la totalità dei suoi sintomi, sia quelli clinici (comuni alla patologia in atto) sia, in particolare, quelli dinamici, che sono espressione delle sue particolari modalità reattive e quindi della sua individualità. Solo analizzando ciò che rende un paziente epilettico diverso da tutti gli altri pazienti epilettici troveremo l'accesso alla sua terapia.
Di conseguenza la valutazione dei risultati ottenuti sarà fatta dall'omeopata sulla base dell'andamento di tutti i sintomi, guardando con sospetto il solo miglioramento delle crisi epilettiche. Se tutto il paziente migliora, anche le crisi, immancabilmente, lo faranno.

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