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Articoli Ultimo aggiornamento 30.01.2006
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Citologia
Endocrinologia

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Documenti relativi al corso di citologia 2005


Osservazioni retrospettive di endocrinologia

L'articolo seguente porta la firma dell'illustre professor Alfredo Buonaccorsi. Quei tanti che hanno avuto la fortuna di averlo come docente, alla Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Pisa, ne conservano un ricordo pieno di stima, simpatia ed affetto.

Terminata la funzione "ufficiale" di docente universitario in discipline mediche, è il momento di rileggere quello che è rimasto di inedito della propria attività e che può avere interesse per la formazione continua del libero professionista perché argomento non dato per scontato. È lo scopo di questa breve nota che mi è stata suggerita dall'essermi imbattuto, rivedendo la mia casistica clinica di endocrinologia, in due sindromi poliendocrine osservate, la prima, contemporaneamente alla segnalazione in casistiche personali sull'argomento da parte di Autori americani, l'altra, in tempi recenti, ed apparentemente ignorata, almeno per le mie conoscenze bibliografiche, da chi s'interessa di endocrinologia clinica.

La prima è l'associazione IPOTIROIDISMO PRIMARIO - DIABETE MELLITO INSULINO - DIPENDENTE, la seconda IPOTIROIDISMO PRIMARIO - ANESTRO PERSISTENTE.

La sindrome, che coinvolge tiroide e pancreas endocrino, oggi sappiamo che ha patogenesi immunomediata (Feldman, Nelson),ugualmente può averla l'altra tiroide-ovaio (anestro persistente) secondo quanto segnalato in patologia ovarica della cagna (Johnston SD) e nella donna (serie M). Del resto nell'un caso e nell'altro le specifiche tecniche d'immunopatologia, che sarebbero decisive per la diagnosi, sono proibitive con i mezzi attualmente a disposizione della medicina veterinaria italiana e del resto di tutta la Medicina Veterinaria senza distinzione di nazionalità che ha di già serie difficoltà tecniche nel dosaggio degli ormoni (momento e numero dei prelievi ematici per ritmi circadiani poco noti, metodologie di dosaggio radioimmunologiche oppure immunoenzimatiche, attendibilità dei test aspecifici, ecc.).

Avverto che i valori ematochimici ed ormonali alterati che riportiamo, sono tali in riferimento a quelli che sono considerati nella norma dai laboratori che hanno effettuato le analisi. Infatti, come si sa, essi oscillano da laboratorio a laboratorio, a seconda delle metodiche, delle tecniche e dell'esperienza dell'operatore, tenendo presente che l'attendibilità dei risultati aumenta, ad esempio per gli ormoni, se si utilizzano metodi di dosaggio in tre repliche per ciascun campione e che i valori ottenuti in RIA possono essere inferiori o superiori ai reali in presenza di anticorpi antiormone (soprattutto per T4 e per T3).

CASO I: IPOTIROIDISMO PRIMARIO E DIABETE MELLITO INSULINO DIPENDENTE: CANE FEMMINA BASSOTTO 6 ANNI
La diagnosi di ipotiroidismo primario non ha presentato difficoltà:razza predisposta, età, incremento ponderale, alopecia simmetrica, iperpigmentazione della cute, pelle sottile e fragile, intolleranza all'esercizio fisico, bradicardia, temperatura corporea sub-normale, estri irregolari. La patologia clinica ha evidenziato anemia normocitica normocromica non rigenerativa (indice eritrocitario = 2), ipercolesterolemia a digiuno (380 mg/dl), innalzamento degli enzimi ALT (120 U/L), AST(80 U/L) e AP (250 U/L) nel siero, tassi ematici ridotti di tiroxina totale (T4: 0,5 microgrammi/dl. Metodo ELISA specifico) e di triiodotironina totale (T3: 0,6 nanogrammi/ml. Metodo ELISA specifico) ,aumento del TSH (9 nanogrammi/dl. metodo RIA per l'uomo. Con metodo omologo basato sul sistema del doppio anticorpo, i valori medi del TSH segnalati in cani eutiroidei sono di 7 ± 0,9 nanogrammi/ml, gli estremi sono compresi tra 2,9 e 7,9 nanogrammi/ml).
Lo studio diagnostico è stato completato dall'esame istologico di campioni prelevati dalle tiroidi mediante agoaspirazione, che ha indicato la presenza di TIROIDITE LINFOCITARIA. Questa si manifesta con ipotiroidismo quando è interessato più del 70% del parenchima ghiandolare. La TIROIDITE LINFOCITARIA ha patogenesi autoimmune e l'evento iniziale responsabile della comparsa dell'autoimmunità tiroidea è sconosciuto: il processo flogistico potrebbe essere avviato da una lesione delle strutture ghiandolari cui succede liberazione ed esposizione di antigeni al sistema immunitario oppure la reazione autoimmune è scatenata dall'espressione aberrante di antigeni al sistema maggiore di istocompatibilità e mantenuta dalle citochine prodotte dai linfociti dell'infiltrato ghiandolare? È assodato che essa ha predisposizione genetica ed ereditarietà di tipo poligenico. Non è eccezionale la presenza di anticorpi, diretti contro il recettore del TSH, che bloccano l'effetto biologico della tireotropina sulla cellula tiroidea e provocano atrofia della porzione indenne della ghiandola.
La diagnosi ha comportato una prognosi riservata per la natura immunomediata del danno tiroideo impossibile ad essere corretto con i cortisonici a causa degli effetti collaterali tanto maggiori nelle patologie croniche sensibili agli steroidi oppure con altri immunosoppressori selettivi o non (azatioprina, ciclofosfamide, ciclosporina) che deprimerebbero ancora più il già debole sistema immunitario (inibizione delle funzioni delle cellule T dell'ipotiroideo.
La terapia sostitutiva dell'ipotiroidismo è iniziata con levotiroxina sodica (EUTIROX 50 o 100, cpr 50 e 100 microgrammi) alla dose di 4 microgrammi/kg p.c. ogni 12 ore, aumentata a 8 microgrammi/kg p.c., sempre 2 volte al dì, dopo 4 settimane allorché il controllo del T4 e T3 ematici a 4 e 6 ore dalla somministrazione del farmaco, mostrava valori ancora inferiori ai minimi fisiologici che sono stati raggiunti dopo 6 giorni dalla nuova posologia.
Alla levotiroxina è stato associato un trattamento epatoprotettivo lipotropico con fosfatidilcolina (ESSENTIALE FORTE cps: 2/die) per contenere la steatosi epatica (enzimi epatici elevati) e antianemico con eritropoietina (è ridotto il suo tasso plasmatico nell'ipotiroidismo) alla dose di 40 unità/kg p.c. 2 volte alla settimana per tre settimane (EPOXITIN fl 2000 UI), acido folico e ferro (FERRO-GRAD FOLIC cpr: 1/2 cpr die). Dopo 4 mesi di trattamento, quando da tempo si erano normalizzati lo stato del sensorio ,l'attività fisica, il quadro ematologico, la lipemia e la funzione ovarica, l'alopecia e l'iperpigmentazione della cute erano avviate alla risoluzione, sono comparsi polifagia, poliuria e dimagramento progressivo. I test della medicina di laboratorio hanno messo in risalto iperglicemia a digiuno (210 mg/dl), ritorno all'ipercolesterolemia (320 mg/dl), aumento della trigliceridemia (180 mg/dl), glicosuria, proteinuria modesta, assenza di chetonuria.
DUBBIO CLINICO: DIABETE MELLITO DA INSULINO RESISTENZA PER IPOTIROIDISMO O IDDM DI UNA SINDROME POLIENDOCRINA IMMUNOINDOTTA ?
Il quesito è stato risolto ricorrendo al dosaggio dell'insulina plasmatica,in giorni diversi e sempre dopo 24 ore di digiuno, che si è presentata ogni volta sempre al di sotto della norma (3 microunità/ml. metodo RIA per l'uomo attendibile nel cane: normale 5-20 microunità/ml). La responsabilità dell'ipotiroidismo del resto non poteva essere esclusa del tutto perché l'insufficienza tiroidea poteva non essere ancora completamente controllata dalla terapia sostitutiva.
L'IDDM ha avuto probabilmente una patogenesi immunomediata analoga a quella della tiroidite linfocitaria della paziente: predisposizione genetica, autoantigeni (formazione di autoanticorpi verso complessi molecolari delle insule di Langherans, contro cellule pancreatiche insulari, autoanticorpi anti-insulina), alterazione dei parametri immunitari cellulari (squilibrio del rapporto linfociti T helper - T suppressor, aumento delle cellule 'Killer', ridotta sintesi di IL-2), contributo di fattori precipitanti e scatenanti la sensibilizzazione del sistema immunitario a produrre autoanticorpi specifici come nell'uomo?
A questo punto, oltre ad essere grave la prognosi delle disendocrinie, di fronte alla decisione della proprietaria di proseguire la cura si è posto il problema della terapia insulinica, dal momento che l'ipotiroidismo aumenta l'intolleranza ai carboidrati, probabilmente per un difetto nel trasporto del glucosio attraverso le membrane cellulari e di utilizzo da parte delle cellule. Abbiamo deciso quindi di migliorare l'effetto tiroide, aumentando la dose della levotiroxina sodica a 10 microgrammi/kg p.c. 2 volte/die, controllando che il valore del T4 non superasse i 7,5 microgrammi/dl preludio della tireotossicosi, e di iniziare la somministrazione di un'insulina intermedia (insulina NPH umana: Protophane HM) alla dose di 0,5 UI/kg p.c. sc/die per 3 gg. La glicemia è stata monitorata durante i 3 giorni (dosaggi dopo 1, 2, 8, 12 e 24 ore dall'inoculo) e la dose appropriata dell'ormone è apparsa di 3 UI/kg p.c./die che riusciva a mantenere la glicemia al di sotto di 2 gr/l per tutta la durata della sua attività. Alla cura medica è stata associata un'alimentazione ricca di fibra per abbassare la lipemia (formula r/d Hill's Prescription Diets cani) e più tardi la somministrazione di acarbosio/os (inibitore dell'alfaglicosidasi che idrolizza i polisaccaridi trasformandoli in zuccheri semplici per cui rallenta l'assorbimento intestinale di questi e riduce le escursioni glicemiche postprandiali) subito prima dei pasti (50 mg 2 volte/die: Glucobay cpr 100 mg).
Dieta e acarbosio hanno permesso di ridurre del 40% la dose di insulina dopo la terza settimana e ancora prima era diminuita a 5 microgrammi/kg p.c. 1 volta/die quella della levotiroxina sodica perché T4 e T3 ematici persistevano nella norma.

Come si è concluso il caso? Nel modo non previsto per le patologie in atto e cioè con la morte a tre mesi dall'insorgere dell'IDDM e dovuta ad avvelenamento da metaldeide curato tardivamente.

CASO 2: IPOTIROIDISMO PRIMARIO E ANESTRO PERSISTENTE
CAGNA MALTESE DI 5 ANNI DI ETA'
La diagnosi di ipotiroidismo primario è stata una diagnosi differenziale nei confronti dell'ipercorticosurrenalismo (Cushing) nonostante mancassero di questo dati anamnestici e clinici importanti quali la polidpsia - poliuria, la polifagia, l'ingrandimento addominale, fosse generalizzata la perdita di pelo senza risparmiare testa ed estremità, fosse molto contenuto l'aumento ematico degli enzimi ALT e AP, del colesterolo, fosse nella norma la glicemia a digiuno, mancasse la riduzione dell'urea e del potassio sierici.
È stato necessario prendere in esame la possibilità di un cushing anche perché questa era l'ipotesi avanzata dal veterinario curante, la razza del cane era una di quelle predisposte, non sempre tutti gli ipercorticosurrenalici manifestano gli stessi sintomi, questi possono essere incompleti e inoltre ci sono casi pauci o monosintomatici oppure atipici di difficile diagnosi differenziale soprattutto nella sindrome di Cushing (ipercorticosurrenalismo primario) più che nella malattia di Cushing (ipercorticosurrenalismo secondario o anteipofisario).
L'esclusione del Cushing è avvenuta mediante test endocrini quali il dosaggio del cortisolo ematico al mattino (ore 8.00) (4 microgrammi/dl. Metodo RIA ), la stimolazione con ACTH (Synacthen f 0,25 mg: f im. Controllo della cortisolemia all'ora 0, ore 8, uno dopo un'ora dalla somministrazione. Risultato: 3 microgrammi/dl prima e 10 microgrammi/dl post-stimolazione. La risposta è sicuramente patologica se cortisolo oltre 20 microgrammi/dl), la misurazione del rapporto cortisolo-creatinina urinaria (C:C, 36 nel nostro caso, è normale fino a 40). Sono invece risultati patologici i test della funzione tiroidea che hanno rivelato T4 e T3 totali inferiori alla norma (rispettivamente 0,5 microgrammi/dl e 0,7 nanogrammi/ml) e TSH innalzato (10 nanogrammi). L'aumento di questo escludeva di per sé il Cushing nel quale diminuiscono le tropine per effetto del cortisone. L'esame istologico dell'agoaspirato tiroideo ha rivelato la presenza di tiroidite linfocitaria di presumibile patogenesi autoimmunitaria.
Iniziava la terapia tiroidea sostitutiva con 2 microgrammi/kg di levotiroxina sodica ogni 12 ore, aumentata a 8 microgrammi/kg p.c. 2 volte/die quindi a 10 microgrammi/kg p.c./die dopo tre controlli, distanziati di una settimana l'uno dall'altro, del T4 e del T3 ematici a 4 e 6 ore dalla somministrazione del farmaco. Questa dose si è dimostrata ottimale per mantenere normali i tassi sierici di T4 e T3.

All'inizio abbiamo interpretato l'assenza dell'estro come effetto dell'ipogonadismo secondario alla disendocrinia tiroidea e abbiamo ritenuto l'alopecia "sensibile agli estrogeni" come nella femmina castrata poiché era iniziata dalla regione perianale per estendersi successivamente a cosce, fianchi, addome, torace, zone retroauricolari e divenire in seguito generalizzata. Alla levotiroxina di conseguenza è stata associata una sostanza ad azione estrogenica (estriolo, Ovestin cpr. I mg: 0,1 mg/kg p.c. ogni 2 giorni per un mese come primo ciclo terapeutico). La caduta del pelo, a detta del proprietario, si era intensificata ma questo non era imputabile all'estriolo perché è un effetto che si osserva di frequente all'inizio della cura con levotiroxina e possono occorrere anche più di tre mesi di terapia sostitutiva per rilevare il miglioramento delle affezioni dermatologiche.
La preoccupazione del proprietario ci ha spinto a riprendere e approfondire l'anamnesi sull'anestro così siamo riusciti ad appurare ,non senza fatica, che effettivamente si trattava di anestro e che esso durava da almeno due anni, mentre in precedenza l'attività ciclica ovarica era stata normale come frequenza, manifestazioni e non erano mancati episodi di pseudogravidanza clinica.
L'arresto della funzione ovarica era comparsa quindi notevolmente prima dei sintomi dell'ipotiroidismo che nella tiroidite linfocitaria si rendono evidenti, lo ripetiamo, quando è coinvolto più del 70% del parenchima e il decorso non è mai protratto.

Quanto è stato chiarito dal supplemento anamnestico ci ha dissuaso dal ritenere l'anestro tiroide dipendente (la tiroxina è indispensabile alla sintesi e alla liberazione delle gonadotropine FSH e LH) per cui ci siamo orientati verso una patologia intragenitale. È stato interrotto il trattamento con estriolo e 10 giorni dopo è stato dosato il tasso plasmatico delle gonadotropine FSH e LH che è apparso sopra la norma (FSH 1200 nanogrammi/ml, normale nelle cagne intere 98 ± 49 nanogrammi/ml; LH 42,8 nanogrammi/ml, normale nelle cagne intere 1,2 nanogrammi/ml. Metodo RIA per l'uomo). Il rapporto è tanto più significativo se teniamo presente l'incidenza negativa operata sulla sintesi delle gonadotropine dall'insufficienza tiroidea e che i valori riscontrati sono quelli che si rinvengono nelle femmine sterilizzate.
Quale era la causa di tale comportamento? La soluzione del quesito poteva venire soltanto dalla laparatomia e dalla laparoscopia ovarica che avrebbero permesso l'osservazione delle ovaie e un prelievo bioptico, intervento invece che il proprietario non ha consentito. Non è restato quindi che avanzare le ipotesi di un'ovarite autoimmune, che nel tempo provoca distruzione completa e connettivizzazione del parenchima, oppure di sindrome dell'ovaio resistente. La presenza della tiroidite linfocitaria ci ha convinto ad optare per la prima ipotesi e non è contraddittoria la differenza temporale nell'apparire della sintomatologia.

Come si cura l'ovarite autoimmune?
Mancano esperienze in Medicina veterinaria, nella donna la terapia è soppressiva con estro-progestinici (una pillola contraccettiva) per almeno sei mesi e in non pochi casi riprende la funzione ciclica altrimenti il trattamento è estrogenico sostitutivo (Serio M). Non abbiamo avuto la possibilità di tentare nessun altra cura alternativa a quella iniziata e poi interrotta per approfondire la diagnosi, perché sono spariti proprietario e... paziente.

Mi scuso per la forma forse troppo scolastica della descrizione dei 2 casi ma mi preme richiamare l'attenzione sulla combinazione, fortunatamente rara, di endocrinopatie immuni, che si manifestano con l'aspetto clinico di sindromi poliendocrine. Esse, mi ripeto, hanno predisposizione genetica dal momento che, se la medicina comparata è attendibile, nell'uomo le stesse patologie hanno come presupposto l'alterazione del sistema d'istocompatibilità maggiore nella classe II (DR) dei geni codificati MHC, ossia in altri termini la reazione autoimmune sarebbe l'espressione aberrante di antigeni HLA di classe II, sulla superficie follicolare della tiroide e/o dell'ovaio. Gli antigeni di questa classe hanno difatti un ruolo fondamentale nel controllo delle risposte verso determinati antigeni (Teodori e Gentilini). Resta insoluto per ora il quesito se queste patologie sono sempre idiopatiche o anche secondarie. Tra le cause di queste potrebbero essere annoverati agenti iatrogeni (vaccini, farmaci), infettivi (particolare attenzione, secondo noi, va rivolta alle infezioni da Ehrlichia canis e/o Leishmania infantum pregresse) e allergeni (alimentari? È nota l'importanza del tratto intestinale, soprattutto nel colon, nella modulazione della risposta immunitaria umorale e cellulo-mediata).

DATI BIBLIOGRAFICI UTILI:

  • Ettinger SJ, Feldman EC. Trattato di Clinica Medica Veterinaria Malattie del cane e del gatto. vol. II Antonio Delfino Edit. Roma 2001;
  • Feldman EC, Nelsen RW. Endocrinologia e riproduzione del cane e del gatto UTET Milano 1998;
  • Johnston SD. Premature gonadal failure in female dogs and cats. J reprod fertil 39(Suppl):65,1989;
  • Johnston SD. Clinical approach to infertility in bitches with primary anaestrus. Vet Clin North Am 21:421,1991;
  • Moraillon R, Legeay Y, Fourrier P, Lapeire C. Dizionario pratico di terapia canina e felina;
  • Serio M. Malattie dell'ovaio in Teodori U, Gentilini P. Trattato di Medicina interna Vol III SEU Roma 1995;
  • Teodori U, Gentilini P. Trattato di Medicina interna vol. I, cap. 28 Malattie del sistema immunitario, del tessuto connettivo e dell'apparato locomotore SEU Roma 1995;
  • Olson PN e coll. Concentration of luteinizing hormone and follicle-stimulating hormone in the serum of sexually intact dogs. Am.J.Vet.Res.53:762,1992
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